Un clima familiare ha caratterizzato l'Incontro di approfondimento biblico, teologico e pastorale sull'Ordo Virginum, proposto ai Seminaristi del Seminario Metropolitano “Giovanni Paolo II”, dal Delegato dell'Arcivescovo, don Alfonso Capuano, presso l’Aula Magna “Mons. Giuseppe D'Ascola” il 21 marzo, nell'ambito dei molteplici incontri previsti in preparazione alla prossima consacrazione di Maria Grazia Frappaolo, che festeggerà le sue nozze mistiche con lo Sposo il prossimo 31 maggio.


Un’occasione importante per l’intero Ordo Virginum diocesano, considerato che, essendo le Vergini consacrate al servizio pastorale ed apostolico su tutto il territorio dell'Archidiocesi di Salerno – Campagna - Acerno, sono collaboratrici dei Parroci ed è con essi e con i loro futuri confratelli che desiderano costruire rapporti di fraterna reciprocità.

La proiezione di slides sulla Storia, le caratteristiche, il Rito, i Simboli e la Preghiera di Consacrazione dell'Ordo Virginum, dagli albori ai nostri giorni, ha sapientemente “stuzzicato” l’attenzione, la recettività e la sana curiosità dell’uditorio, suscitando molteplici domande alle quali non sempre è stato possibile dare risposte esaustive che prevedevano tempi di approfondimento maggiori e sedi apposite di discussione. Non sono mancate battute distensive e simpatiche provenienti anche dai giovani.

Aula Magna “Mons. Giuseppe D’Ascola”

Una riflessione di spessore è arrivata dall'intervento del Rettore del Seminario, don Gerardo Albano, sulla essenzialità e non sulla funzionalità dell’essere consacrati a Dio. Come ha spiegato il Delegato dell'Ordo non è importante cosa una Vergine fa ma che essa è Consacrata per la Chiesa diocesana dal Vescovo, per essa prega, soffre, offre la propria preghiera, il proprio impegno, la propria vita. E questo è vero anche per i diaconi ed i presbiteri diocesani in quanto tra le due forme di Vocazione “ci sono molti più punti in comune di quanto non si immagini”.

La castità con tutte le sue accezioni sia al maschile che al femminile è stato un altro degli argomenti che è stato dibattuto a lungo. Don Alfonso ha evidenziato come essa non rivesta un carattere meramente biologico, ma vada intesa come donazione a Cristo totale e perpetua perché è strettamente connessa alla carità. Don Gerardo ha specificato che, a prescindere dall'essere voto, consiglio evangelico o proposito e dal dover rispettare alcuni canoni giuridici, è fondamentale viverla nella verità davanti a Dio, perché è a Lui solo che rispondiamo nell'intimo della nostra coscienza.

Ci si è soffermati sulla Regola di Vita perché, anche se è unica per ogni persona, nei modi e nei tempi è molto simile tra i Sacerdoti diocesani e le Vergini consacrate nell’Ordo: in entrambi i casi si vive nella libertà la propria giornata e la libertà può essere vissuta “come occasione per fare tanto bene nella Chiesa e nel mondo” (don Gerardo Albano) oppure farci disperdere nel mondo che rischia di fagocitarci con le sue attrattive ed i suoi molteplici impegni.

La testimonianza di Maria Grazia è stata molto toccante: la sua semplicità, la sua genuinità hanno preso il cuore dei presenti mentre raccontava che otto anni fa, fidanzata da nove anni, prossima al matrimonio, ha sentito l’esigenza di un amore “Vero”; ha lasciato il fidanzato ma non sapeva da dove ricominciare perché “non frequentava la Chiesa”, fino a quando non ha incontrato un sacerdote che le ha saputo trasmettere l’amore per Gesù a cui ha deciso di donare totalmente la sua esistenza.

Per quanto ha potuto sperimentare in questi anni, il Delegato ha comunicato il fascino del lavoro del Signore su ogni persona che si avvicina alla Vocazione di speciale consacrazione e di come Egli agisca nelle maniere più strane ed imprevedibili, partendo da “lontano” per condurre gli uomini e le donne a “Sé”, al Suo Amore, alla Sua Provvidenza, alla Sua Misericordia.

L’impegno di preghiera comune ed un momento di preghiera condivisa hanno concluso la serata di scambi di testimonianze portate con quella gioia che solo chi vive l’appartenenza a Gesù Risorto può tramettere.

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