È stata Grazia quella che abbiamo ricevuto in dono dalla Provvidenza Divina domenica 2 dicembre, Prima domenica di Avvento, durante la Giornata di Spiritualità delle Consacrate e delle Religiose della Regione Campania, che si è svolta a Pompei e ha registrato almeno 400 presenze.

S.E. Mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo Prelato di Pompei, nel suo saluto di apertura dei lavori della Giornata, ha avuto parole di apprezzamento nel descrivere quanto fosse “bello” cominciare con “voi”. “Quando si sta nella Casa della Madre, si sta a casa propria”. Ci ha invitato a vivere l’“Avvento di Gesù”, giorno per giorno, nella nostra vita. Se “vegliate in ogni momento, pregando, tutto diventa preghiera. Ancora benvenute, auguri e buona giornata a tutte voi”.

Anche la Referente ha voluto spendere qualche parola di soddisfazione, in particolare rivolta alla presenza dell’Ordo Virginum, dicendo che “si stanno compiendo passi in avanti in progressione - cosa molto bella - e che il cammino di comunione è uno degli obiettivi dell’USMI Regionale”.

Dopo la recita dell’Ora Media, anche la Presidente dell’Assemblea nel suo saluto, ha voluto sottolineare come sia “sempre bello incontrarsi nell’ascolto, nella condivisione, nell’accoglienza”. “L’Avvento - ha proseguito - è un intervento di Dio nella nostra vita ed è importante lasciarci sorprendere da Dio anche se la reazione iniziale è di spavento del non aspettato e del diverso. Dio è presente sia in quello che non conosciamo che in quello che conosciamo. In questo Avvento impegniamoci ad incarnare nell’oggi il progetto che Dio ha su di noi fin dall’eternità, con costanza e fedeltà. Dio dedica sempre tempo a ciascuno di noi. Dio ha sempre tempo per ciascuno di noi. Diamo tempo a Dio. Dio ci dona la sua presenza e la sua vicinanza. Per accogliere l’Amore, non ci resta che metterci in cammino verso Betlemme”.

Nel passaggio iniziale della sua meditazione: “Tempo di Avvento, tempo della Presenza”, il Padre Abate Dom Michele Petruzzelli, insieme ai saluti, ha voluto rimarcare la presenza dell’Ordo Virginum, dicendo di rivolgersi a tutte le presenti “con la semplicità di un fratello che parla alle sue sorelle sulla realtà che ci unisce in Avvento”.

Dal momento assembleare successivo, scegliamo tre tra tutte le testimonianze ascoltate: quella di Teresa, della Diocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, in Formazione per l’Ordo Virginum, che ha sottolineato una frase di Dom Michele che è passata quasi “in sordina”: “Maria racchiude in sé tutte le vocazioni perché … è molto altro” collegandola ad un’esperienza vissuta il giorno precedente al lavoro quando ha colto la bellezza di una signora dalla luminosità del suo volto, salvo poi a scoprire che la signora era felice perché al quarto mese di gravidanza; quella di Mimma, consacrata Ordo Virginum della Diocesi di Nola, che ha festeggiato il suo primo anno di consacrazione e ha sottolineato lo stupore per la bellezza della Sapienza: Maria ha portato in sé la Bellezza e l’ha condivisa e lei, insegnante nella scuola primaria, si è riconosciuta in questa disponibilità della Madonna, come tutti coloro che portano Gesù nel proprio ambiente di lavoro; infine, ma solo in ordine di presentazione, quella di una sorella che è stata assegnata, come nuovo incarico, alla cura delle sorelle anziane della sua Congregazione e ha colto l’opportunità di partecipare con due sue consorelle vedendo, sorprendentemente un’esplosione di gioia al loro arrivo.

La Celebrazione Eucaristica ha avuto luogo in Basilica e, durante l’Omelia, l’Abate ha detto, fra l’altro, che ci esortava ad affidarci alla Madonna di Pompei e a Bartolo Longo per progredire nel cammino di santità proposto dalla Parola di Dio risuonata attraverso le letture. “Non progredire è regredire” dice Sant’Agostino. Il progresso è una legge della vita, un programma spirituale, una “crescita nell’Amore” (cfr. 1Ts 3,12) e quindi il progredire è unicamente finalizzato al piacere a Dio solo. E, riportando il discorso all’Avvento che inizia, ci ha chiesto: “La carità tra di noi è sincera?” perché “una parola buona che esce dal cuore è balsamo per le nostre comunità e per le nostre famiglie. “Qual è il livello della nostra vita interiore? La cura della vita interiore è il balsamo dell’armonia fraterna e familiare. L’amore non fa nessun male al prossimo. Non si tratta di cambiare vita ma di tendere ad un livello più alto”.

Dopo la pausa conviviale, che è servita a consumare il pranzo a sacco, nel primo pomeriggio Anna Maria Corallo ha curato l’intervento dedicato ad “Avvento, Tempo di Profezia”, offrendoci degli spunti biblici a partire da una Lectio sul testo del Vangelo di Marco 1,29-39. In poche parole di presentazione, ci ha raccontato di essere stata per venti anni Figlia della Carità di San Vincenzo de Paoli e di aver, successivamente, optato per la Formazione biblica, come suo servizio alla Chiesa. Partendo dal presupposto che il Regno di Dio non sia, provocatoriamente, proprio un “castello fatato”, ci ha invitato a leggere e a costruire la storia con i criteri di Dio che sono: l’Amore, il Perdono, la Misericordia, la Giustizia perché è così che Egli regna in ogni situazione.

Al cap. 1 del Vangelo di Marco, al versetto 29 troviamo una meravigliosa panoramica di una giornata tipo di Gesù. Gesù lascia la sinagoga, quindi lo spazio sacro e va verso la casa, luogo quotidiano “profano” privato e questo ci dice che l’esperienza del sacro non è più relegata tra le mura consacrate perché, con l’Incarnazione, si abbatte la frattura tra sacro e profano e si verifica una dilatazione dello spazio con la conseguente spinta a dilatare gli spazi di incontro e a vivere lo spazio come occasioni per dare testimonianza della presenza di Dio in mezzo a noi. I versetti 30 e 31 narrano della suocera di Pietro: Gesù la sollevò prendendola per mano e la febbre la lasciò. Guarendola, le restituisce il suo ruolo sociale che, per noi, si traduce in un’attitudine includente, nell’essere capaci, cioè, di accogliere chi “ci fa problema”, di accogliere quello che di me mi fa problema, le mie ferite profonde che, probabilmente, ci sono rimaste addosso come una parte febbricitante. Lo spazio che sono io sia uno spazio riconciliato, uno spazio che accolga ed in cui accogliere le mie fragilità, senza giudicarle.

Nel versetto 32 Gesù pone la sua attenzione alla dimensione socio politica del Regno. A sera, perché finiva il sabato, si sposta alla porta della città, luogo del tribunale e del mercato, luogo della vita pubblica, che Gesù conquista. Quanto la vita consacrata è una difesa dei diritti civili ed umani? Una vita dignitosa, libera è tutelata dalla vita consacrata? La profezia è questione di giustizia e, vivere la Bibbia, vivere radicalmente il Battesimo, significa essere profeti scomodi che hanno sì, una vita difficile ma più felice perché ha il sapore del Vangelo. Per essere profeti bisogna abbandonare un sapere solo mentale e allontanarsi dai demoni che portano alla perdita della vita delle relazioni. Le nostre sono comunità che rischiano per amore, che sentono il profumo del Vangelo? Essere profeti serve al Regno e, dal versetto 33 al 39 leggiamo che Gesù esce, va a pregare, cura, scaccia i demoni, li mette a tacere e i suoi discepoli lo seguono, lo trovano e vanno, dove Lui dice loro, a predicare e a scacciare i demoni.

Un momento di preghiera è stato la naturale conclusione di un evento che ci ha visto rendere lode al Signore e, grate di questo tempo ricco di percorsi e di idee che hanno dato nuovo slancio allo spirito, ripartire cariche di entusiasmo verso un cammino di luce e di rinascita per accogliere Colui che è Gioia infinita.

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