““O Dio che ti compiaci … volgi ora lo sguardo, Signore, su questa figlia …” (dalla Preghiera di Consacrazione delle Vergini di San Leone Magno) … Che emozione! Saperci guardate dal Signore! È un’emozione che non lascia spazio e tempo per formulare parole che rimangono chiuse nel cuore, quale prezioso scrigno da dischiudere solo in occasioni speciali. Sono stati questi i sentimenti scaturiti dopo esserci avventurati con Rosa, Teresa e Mariella e Luigi, due suoi amici catechisti, alla volta di Aversa per partecipare alla consacrazione di Teresa Romano.

La Cattedrale di San Paolo ci è apparsa subito bellissima, dalla sua cupola ottagonale ai suoi interni, ricchi di opere d’arte. L’accoglienza, in primis quella del Vescovo, è stata calda e paterna.

All’inizio della Celebrazione, ha preso la parola per il saluto il Delegato diocesano dell’Ordo Virginum, don Pasquale De Cristofaro che si è descritto particolarmente emozionato in quanto era la terza volta che partecipava, con commozione, alla grazia di una consacrazione di una vergine al Signore. Ci ha detto che la nostra è la punta dell’iceberg di una realtà sensibile ed operante di una Chiesa, come quella dalla quale proviene Teresa, che lavora alacremente nel silenzio per le vocazioni.

Ha presentato Teresa all’assemblea liturgica delineando l’ascesi e la contemplazione come alcuni dei tratti caratteristici che sono diventati l’essenza della sua vita, che la vede impegnata anche in un approfondito lavoro su se stessa. Da tanto ne consegue una coniugazione costante tra la Teologia delle mani giunte e l’Antropologia delle mani aperte; ma questo è possibile solo quando c’è una chiamata. Citando Don Tonino Bello, ha chiuso il suo intervento affermando che, visto che le gioie si moltiplicano, con la consacrazione di Teresa, sicuramente adesso la Chiesa di Aversa è più ricca.

Mons. Angelo Spinillo, nel rivolgere il suo saluto alle consacrate presenti, ha asserito che i gesti parlano più di quello che noi possiamo capire e, a tal riguardo, va sottolineato il suo gesto verso Teresa, carico di paterna attenzione, quando si è premurato di aggiustarle personalmente il velo che le era stato appena posto sul capo, affinché non le scivolasse a terra. Proseguendo nella sua omelia, fondata sostanzialmente sui termini libertà e gratuità, ha detto tra l’altro che decidere di donare tutta la nostra vita all’Amore, è una questione più grande di noi perché non siamo noi a determinare la nostra vita. Viceversa la tentazione è di lasciarsi andare, di andare “dove ti porta il cuore” perché noi stiamo bene quando ci sentiamo accolti con libertà; siamo davvero vivi quando siamo nella libertà e nella gratuità facendo spazio in noi stessi a quella gratuità e a quella libertà che ci hanno creati.

Rifacendosi ad una meditazione di Dom Helder Camara, ha sottolineato come in una vita di testimonianza che emana luce e dona amore, il colore bianco possa raffigurare il “proprium” dell’essere vergine e lo splendore della disponibilità a vivere nella luce dell’Amore di Dio. Con il sacramento del Battesimo ogni cristiano riceve la veste bianca ma la sposa è colei che coniuga la sua vita con l’Amore di Dio portando l’Infinito in tutte le forme che la vita ci offre: nella carità, nell’annuncio, nella pastorale, la sua volontà si esprime nella Sua volontà. Come sposa, la vergine cerca, attende sempre. La possibilità, il desiderio di incontrare il Signore non si acquista da nessuna parte: si prepara, si sceglie come modo di essere. Questo è l’entusiasmo che le vergini consacrate testimoniano all’interno della Chiesa: riceviamo la testimonianza dalla presenza della Verità dell’Amore di Dio che è sollecitudine, proiettati all’infinito verso l’eternità. A conclusione della sua omelia, Mons. Spinillo ha voluto esprimere il suo ringraziamento al Signore ed il suo grazie a Teresa per il dono della sua vita alla Chiesa con l’augurio alla Chiesa tutta di essere illuminata per vivere nella carità.

Alla fine del Rito, è stata data lettura dei messaggi pervenuti per l’evento: significativo il telegramma del Vescovo di Gozo, che ha voluto partecipare la sua vicinanza dal pellegrinaggio in Terra Santa; il Vescovo ha dedicato un ulteriore gesto di attenzione ringraziando le consacrate presenti e nominando singolarmente le Diocesi di provenienza; Teresa ha pronunciato il suo sentito e commosso ringraziamento al Signore, alla famiglia, alle persone significative che la accompagnano e la sostengono nel suo cammino, alla Chiesa.

Quello che rimane è la profondità di luce colta negli occhi di Teresa, nei suoi sguardi carpiti al volo in un attimo, al sussultare nel sentir pronunciare un nome, all’incontro di un volto amico, quegli occhi che brillavano di una Presenza che trasfigura ed accende tutte le cose.

Sulla strada del ritorno, troppo lunga per permetterci di rimanere ancora a fare festa e troppo breve per consentirci di tradurre in espressioni il groviglio di sentimenti suscitati, il silenzio è stato più eloquente di una serie di elementi sconnessi, pronunciati senza metabolizzazione e l’organizzazione per il rientro ha mitigato la densità del momento, che ha bisogno di tempo per essere decodificata.

Un ultimo ringraziamento da parte nostra al Padre buono e a Teresa con l’augurio di essere insieme, per la Chiesa, quel polmone di ossigeno, quell’oasi dove Gesù possa riposare ed i fratelli trovare quel cuore aperto, pronto a farli sentire unici ed amati. Grazie Signore!

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