La provocazione dell'Ordo Virginum nel mondo contemporaneo

“Nel mondo come l’anima nel corpo”: così l’autore della “Lettera a Diogneto”, nel VI capitolo, definisce la presenza dei cristiani nella società e nella storia. E questa, a maggior ragione, è la “provocazione” dell'Ordo Virginum, germoglio di vita cristiana rifiorito nella Chiesa dopo secoli di oblio, forma di vita consacrata che ha al tempo stesso il profumo delle origini e la novità del Concilio Vaticano II, “segno” di appartenenza totale ed esclusiva a Dio in mezzo al mondo, manifestazione vivente di quell'amore sponsale del Signore per l’umanità.

E su questo tema si sono confrontate a Roma oltre sessanta consacrate, consacrande ed interessate, provenienti dalle varie diocesi d’Italia: come vivere pienamente nel mondo senza essere del mondo?

La relazione proposta da padre Lamberto Crociani, O.S.M. e docente di Liturgia, ha offerto numerosi spunti di approfondimento, sviluppati e condivisi nei lavori di gruppo. Innanzitutto, “la chiamata personale non può scadere nell'individualismo: l'ordo non è semplicemente la somma delle persone, ma comunione nella carità”. Infatti è l’amore la più grande provocazione per il mondo di oggi e di tutti i tempi: “l’unica realtà per cui i cristiani possono distinguersi dagli altri uomini è appunto la capacità di amare, per imitare Dio”, che ci ha amati per primo, come ricorda l’apostolo Giovanni nella sua prima lettera (cfr. 1 Gv 4, 10).


“Colei che ha consacrato verginalmente la sua vita a Cristo è chiamata ad accogliere la forza dirompente del Vangelo e a vivere il comandamento, percependo l’amore dello Sposo e comunicandolo nella realtà dove è chiamata a realizzare la propria vocazione secondo il progetto del Padre”, perché la verginità non è scelta intimistica e sterile, ma dono gratuito e fecondo; non è negazione della femminilità e paura della sessualità, ma espressione concreta della propria esperienza di donna e pienezza dell’amore nuziale.

“Amare è rendersi partecipi dell’altro, toccare la sua realtà, accogliere la sua ricerca angosciosa, aprirsi al dialogo”, vivificando la quotidianità con lo stupore e la speranza che scaturiscono dalla certezza della Risurrezione.

La consacrazione non è una “torre d’avorio in cui ci si nasconde per non contaminarsi con il mondo” e non è neanche un “vaccino”: è il “sì” d’amore vissuto giorno dopo giorno nella fedeltà, nella vigilanza (la Parola, la preghiera e l’Eucaristia celebrata ed adorata sono gli strumenti indispensabili) e nella gioia.


Ed è stata proprio la gioia - vissuta nella fraternità e nella condivisione sia nei momenti ricreativi sia nei tempi di preghiera e riflessione - a caratterizzare il seminario di studio dell'Ordo Virginum, preziosa tappa nel cammino verso il prossimo Incontro nazionale, previsto a Chiusi della Verna dal 28 al 30 agosto. Gioia da non tenere solo per sé, ma da condividere e seminare, come spose di Cristo, nelle proprie diocesi, parrocchie, ambienti di lavoro, relazioni amicali e sociali, perché non “si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa” (Mt 5,15).

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