3° Convegno Regionale del Volontariato Penitenziario

Sensibilizzare per liberare: dall'impegno alla progettualità” è il tema scelto per il 3° Convegno Regionale del Volontariato Penitenziario promosso dai Cappellani della Regione Campania e dalla Caritas Regionale che si è svolto sabato 10 giugno a Pompei, al quale abbiamo partecipato Oriana, Giovanna di Aversa ed io.

Proprio al Tema del Convegno si è riferito S.E. Mons. Pasquale Cascio, Arcivescovo di Sant'Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia, Delegato CEC per le carceri, che ha presieduto il momento di preghiera: durante la sua meditazione sul brano della Lettera ai Galati (Gal 5,1.13-14) ha sottolineato, tra l’altro, come “sensibilizzare per liberare significhi, in maniera pratica, evangelizzare, con il servizio, il mondo ed il carcere perché l’evangelizzazione è tutta racchiusa nel servizio secondo i sentimenti di Cristo”.

Spesso, pensando alle persone private della libertà che incontriamo all'interno dei penitenziari, ci chiediamo quale sarà il loro futuro e paventiamo l’ipotesi di un ritorno alla “vecchia” vita. Eppure, al fine di un cammino comune, l’Arcivescovo esortava ognuno di noi a riflettere attentamente su “quante volte io stesso ritorno dov'ero?”, considerando che “perdo continuamente la mia libertà perché continuamente torno indietro. Com'è possibile non tornare indietro? Con la Carità che è una forma di evangelizzazione nascosta ed efficace. Quando manca la Carità, siamo tutti nella schiavitù e nella prigione”.

Infine ci ha voluto lasciare un “compito a casa” sul quale lavorare e stuzzicare la nostra immaginazione. Ci ha detto che se provassimo a chiedere, durante i nostri colloqui, “Qual è la pienezza della Legge?”, ci troveremmo spiazzati da una miriade di risposte totalmente differenti e diametralmente opposte fra di esse ma, difficilmente, qualcuno ci risponderebbe “Amerai il prossimo tuo come te stesso”.

Intenso ed affettuoso il messaggio fattoci pervenire da Don Raffaele Grimaldi, Ispettore Generale dei Cappellani delle Carceri, che nel testo ha iniziato con il chiedere scusa ai partecipanti al Convegno per la sua assenza, dovuta ad ulteriori impegni; ha proseguito con l’esortazione rivolta a tutti i Volontari a tener sempre vigilante la propria vocazione ad essere lievito, luce e sale per diventare costruttori di comunione perseveranti al fine di contrastare l’individualismo in quanto andiamo a “toccare con mano la carne sofferente di Cristo” e ha concluso con i ringraziamenti particolari che sono stati rivolti anche all'Ordo Virginum per l’impegno e le presenze registrati in questo ambito delicato e complesso.

La prima Relazione è stata affidata a Cinzia Neglia, di Caritas Italiana, che è partita con il sottolineare quanto sia importante saper “guardare le parole dietro a un titolo per capire dove si vuole andare”. Riguardo alla sensibilizzazione anche dei territori di origine dei detenuti, ci ha sollecitati a propendere verso quella “ad extra” perché “l’informazione è sopita” e bisogna farla diventare una risorsa per il proprio territorio, frutto dell’impegno di ciascuno. Parafrasando “gridiamolo dai tetti”, con un linguaggio significativamente gradito ai giovani, ha coniato #Gridiamolo ai quattro venti. “Il vostro impegno”, ha proseguito, “deve trasformarsi in un’esperienza di redenzione nostra e degli altri: solo così gli altri potranno guardare la realtà con altri occhi e diventerete CONTAGIOSI”.

Attingendo alla classica immagine all'interno della quale si possono scorgere un vaso o due volti, ci ha esortati a considerare la rilevanza del cambio di prospettiva: “noi dobbiamo essere chi dice di guardare bene, perché chi è più forte, lo fa da solo ma chi è più fragile, avrà bisogno del nostro aiuto. Non tradire l’impegno preso con gli altri si traduce in impegno di ridare loro (alle persone private della libertà personale) fiducia: l’importante è farsi trovare accanto nel momento di un'eventuale caduta per aiutare a rialzarsi".

Passando alla fase della Progettualità, la Relatrice ha specificato che un conto è il Progetto, che vede la messa in opera di un Bando, un altro è la Progettualità che prevede la costituzione di Reti Territoriali capaci di tessere nuove Relazioni Sociali per abitare le domande ed andare oltre il già noto. La Progettualità è tale se si costruisce insieme. In questo senso la Campania fa da sprone alle altre Regioni in quanto è operativa da tempo, a livello regionale. Adesso bisogna raggiungere il livello nazionale.

Le Leggi ci sono, sono tante e cambiano velocemente, ma il Volontariato ha una sua identità specifica: l’impegno del Progetto Nazionale è quello di lavorare per mettere le basi delle condizioni affinché chi può esca e dare la possibilità a chi è agli arresti domiciliari di superare l’eventuale stato di abbandono; quindi con l’incarico di preparare le persone in uscita ad affrontare il “FUORI” contro e di continuare a preoccuparsi di se stessi perché: “se non considero i miei vissuti, non cresco”.

È fondamentale non ridurre l’ascolto ad una mera raccolta di dati e di informazioni ma mirarlo ad immaginare ed a costruire qualcosa di migliore, secondo il principio di realtà per il quale non tutto quello che vorremmo realizzare è realizzabile, neppure nei tempi che desidereremmo, poiché il programma è condizionato dall'idea dell’uomo che abbiamo dentro e che rischia di coinvolgerci in un Volontariato “anestetizzante” che dobbiamo assolutamente combattere. L’ascolto implica una presa in carico di tutta la persona e di tutta la sua Rete e non è mai una cosa unilaterale.

Parallelamente è utile tener presente la verifica sistematica e strutturata del lavoro svolto, attraverso una rilettura costante dei passi e degli obiettivi raggiunti, che si evidenziano anche con la capacità di “raccontare le cose che facciamo”, riportandole tradotte anche in numeri, perché i Volontari svolgono anche il ruolo di “antenne” del territorio.

Dopo alcuni interventi in Assemblea, ha preso la parola Francesco Cosentino, Vice Presidente del SEAC - Coordinamento di Enti e Associazioni di Volontariato Penitenziario per la seconda Relazione nella quale, tra l’altro, ha rimarcato l’esigenza di superare la frammentarietà del Volontariato, che deve dar prova di saper interpretare i bisogni emergenti. Indubbiamente la carenza economica non contribuisce al miglioramento della persona né della società ed è vero che il sistema è ingiusto ed inumano, ma bisogna lottare affinché il tempo della pena non sia “un pezzo di vita buttato”.

Dopo un breve intermezzo “magico” ad opera di Don Cristian che, attraverso i suoi giochi di illusioni e metafore, ci ha fatto riflettere sulla funzione “traghetto” dei Volontari penitenziari e che, parafrasando San Francesco, ci ha ricordato che “Quello che mi sembrava amaro, mi fu cambiato in dolcezza”, sono stati presentati nell'ordine, i Progetti delle Diocesi di Pozzuoli, Napoli, Avellino, Benevento, Salerno-Campagna-Acerno, S. Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia e Pompei che, per esigenze editoriali, non possiamo purtroppo descrivere nei dettagli.

La conclusione dell’evento è stata affidata a Don Rosario Petrone, Delegato Regionale dei Cappellani delle Carceri della Campania che, dando appuntamento al prossimo Convegno, ha voluto ringraziare i Relatori, la Diocesi e la struttura ospitanti, i partecipanti, i Volontari tutti, gli organizzatori, con una menzione speciale per l’Ordo Virginum. In estrema sintesi, con l’auspicio che la stretta sinergia tra Caritas e Cappellani e, per diretta conseguenza, la Pastorale Penitenziaria prosegua al fine di un lavoro costruttivo e sempre più proficuo, attingendo alla ricca spiritualità di San Vincenzo de’ Paoli che ci esortava ad amare Dio e tutti in Lui, Cinzia Neglia ci ha lasciato la seguente frase programmatica: “Non mi basta amare il prossimo se il mio prossimo non lo ama”.

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