Un poco ancora e mi vedrete

Nello scenario variopinto da tutte le tonalità del verde che circonda l’incantevole paesaggio di Colliano SA, che ha costituito cornice ideale alla Giornata del 2 giugno, confortata da condizioni climatiche favorevoli contro ogni più funesta previsione meteorologica, anche quest’anno l’Ordo Virginum diocesano, con il suo Delegato Don Alfonso Capuano, ha potuto vivere il dono di un momento intenso e commosso di catechesi e di liturgia che ha voluto essere un “Sì” di lode al Signore per le Sue meraviglie, l’approfondimento sul Sacramento dell’Eucarestia, la condivisione con una comunità sorella, il ricordo nella preghiera rivolto al suo Parroco, ritornato alla Casa del Padre qualche mese fa, vissuti nel raccoglimento della piccola chiesa dell’“Annunziata” a Bisigliano, nella concentrazione sugli argomenti sviluppati, nell'accoglienza conviviale e fraterna del vivere semplice e “sentito” di delicate premure, intorno alla Parola, alla Mensa di Gesù, alla tavola imbandita.

Chiesa di Santa Maria dell'Annunziata in Bisigliano

Quello che colpisce, arrivando, è la tranquillità che eleva lo spirito e lo predispone a divine relazioni. All'interno della chiesa di “Santa Maria dell’Annunziata”, sulla parete frontale, vengono custoditi con devozione i resti della Statua della Madonna con l’Angelo, che andò distrutta in un incendio, quale attestato del valore patrimoniale ed affettivo da essa rivestito per la Chiesa di pietre vive.

Chiesa di Santa Maria dell'Annunziata - Interno

Dopo il benvenuto, i saluti di prammatica rivolti ai presenti dai rappresentanti dell’Amministrazione Comunale intervenuti ed un excursus che ha messo in risalto l’importanza storica della location, è seguita la Relazione su di una tematica “di spessore”, quale quella che concerne il Sacramento dell’Eucarestia, che non poteva non stimolare domande, provocare riflessioni, suscitare il desiderio di una testimonianza maggiormente rispondente al volere Trinitario.

La caratteristica mistagogica delle catechesi di S. Ambrogio - che sono la “pietra angolare” su cui si fonda il percorso sacramentale tracciato da Padre Cesare Giraudo S.J., Docente di Liturgia e Teologia dogmatica nel Pontificio Istituto Orientale a Roma, nella Pontificia Università Gregoriana a Roma e nella Sezione S. Luigi della Pontificia Facoltà Teologica di Napoli, Missionario in Madagascar, per affrontare il complesso studio del Sacramento dell’Eucaristia e delle Preghiere Eucaristiche - è stata il punto di partenza.

Siamo nel 150 d.C. con gli Apostoli forse già tutti morti, ultimo Giovanni. S. Giustino deve difendere la Chiesa da accuse infamanti, come quella che i cristiani “mangiano i bambini”. Per cui deve spiegare cosa fanno durante le loro Assemblee.

Nel giorno del Sole (la domenica) c’è un raduno e si leggono le memorie degli Apostoli e gli scritti dei Profeti. I Vangeli erano già stati scritti, più o meno nella forma che conosciamo oggi. Quindi: Liturgia della Parola, Omelia, Preghiera dei Fedeli … sembra la descrizione tratta da un racconto contemporaneo! Segue la Preghiera Eucaristica dopo l’Offertorio, che termina con Amen! Con la questua la comunità si prende carico, durante la Liturgia, delle necessità di coloro che hanno più bisogno, nella condivisione e nella carità.

Con i Riti di Introduzione ci si dispone ad “accedere alla Casa del Padre”. Il Saluto del Celebrante va accolto con attenzione, nel silenzio, nella preghiera. S. Giovanni Crisostomo afferma con forza: “È per te che siede il presbitero; è per te che sta là il maestro, con fatica e travaglio. Quale scusa potrai dunque avere, se non hai neppure il coraggio di ascoltarlo mentre saluta? Perciò nessuno sia trascurato, nessuno sia-con-la-testa-nelle-nuvole”.

Volendo focalizzare soltanto la dinamica della Liturgia della Parola e la sua dimensione comunitaria di ascolto, ci limitiamo a riproporre la citazione del Profeta Isaia, al cap. 66: “Come la pioggia e la neve scendono giù dal cielo e non vi ritornano senza irrigare e far germogliare la terra, così ogni mia parola …” che è emblematica del ciclo discendente - Dio Padre, bocca che parla attraverso il Lettore a noi, orecchie che ascoltano - ed ascendente, - nel Credo e nella Preghiera dei Fedeli noi, bocca che parla e supplica il Padre, orecchie che ascoltano. È da sottolineare che la Preghiera dei Fedeli è stata ripristinata dopo il Concilio Vaticano II.

La Liturgia Eucaristica presenta una dinamica speculare: prima ascendente - noi, bocca che parla per mezzo del Presbitero a Dio Padre, orecchie che ascoltano - e poi discendente - Dio, mani che danno il Pane dal Cielo a noi, bocca che riceve il Corpo di Cristo.

La trasformazione delle offerte non è un miracolo da contemplare ma è orientata a che “noi riceviamo” i Suoi doni “e diventiamo un solo corpo”. Chi partecipa alla Comunione riceve la forza di fare “corpo unico” con gli altri. Diversamente usciamo dalla Celebrazione più poveri, avendo inibito il dono che Egli fa di sé per noi. Quando la dinamica - manda il tuo Spirito su noi e su questi doni perché questi doni diventino Corpo e Sangue di Cristo e ricevendoli noi diventiamo un solo corpo - viene “interrotta”, l’Eucaristia perde di senso.

La Santa Messa è stata animata dai membri della Corale della Comunità Parrocchiale della Chiesa Madre dei “Santi Pietro e Paolo” e celebrata nel ricordo di Don Giovanni Gaudiosi “fratello da portare nel cuore, con il quale abbiamo percorso un pezzetto del nostro cammino”. Del Vangelo di Giovanni, durante l’Omelia, è stata evidenziata l’espressione di Gesù “Un poco”, considerandola in tutta la sua enigmaticità e difficoltà di comprensione per coloro che lo ascoltavano. “Un poco: se dobbiamo pensare al vedere di nuovo Gesù annunziato, atteso, aspettato, questo “poco” si è allungato a dismisura. I primi cristiani credevano che Gesù sarebbe tornato subito. Ma Gesù non si riferiva al Suo ritorno. La Sua parola ci giunge attraverso la Parola, la Sua presenza attraverso l’Eucaristia, il Suo Amore nello Spirito che santifica. Il poco di cui parlava era il tempo che intercorre tra la Sua morte e la Risurrezione che è una Promessa che si realizza nell’Alleanza che si perpetua. Il poco che deve passare, che è passato, per non perdere la Speranza, lo abbiamo già alle spalle. La comunità è chiamata a testimoniare a quel mondo che si rallegra della morte di Cristo, che c’è un motivo ben più importante per rallegrarsi, ed è la Resurrezione perché la morte non è la fine, non è l’ultima parola”.

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