Allontanandosi di qualche metro dalla strada principale che attraversa Baronissi, poco prima del Municipio, si apre Piazza Mons. Fortunato Maria Farina che merita una menzione speciale perché, nato a Baronissi nel 1881, nonostante i suoi ripetuti dinieghi venne ordinato Vescovo di Troia e di Foggia, dove morì nel 1954 lasciando fama di santità.

È su questa Piazza che si eleva la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, scelta quest’anno come sede della Festa Diocesana della Vita Consacrata, celebrata la sera del 1° febbraio. Oltre alla facciata a sette archi, quello che cattura l’occhio del pellegrino è la Via Crucis, datata 2001 e realizzata con colori brillanti e vivaci. Il primo momento di preghiera è stato dedicato all’Adorazione tratta dalla Lettera Apostolica del Santo Padre Francesco a tutti i consacrati nell’Anno della Vita Consacrata.

All’inizio della Santa Messa, Padre Guido Malandrino, Delegato Episcopale per la Vita Consacrata, nel suo indirizzo di saluto e di ringraziamento, ha sottolineato come la festa in corso fosse l’icona emblematica della vita donata a Dio e ai fratelli. “L’immagine più bella del cristiano è una donna incinta, gravida di luce e di speranza e anche noi vogliamo essere portatori di luce e di speranza per Dio che viene ancora incontro al Suo popolo. Il mondo ha bisogno di questa testimonianza fedele e gioiosa”. A lui ha fatto eco Mons. Andrea Bellandi: “Preghiamo perché il segno dell’Amore possa risplendere con pienezza di significato ed entusiasmo nella Chiesa”.

Durante l’Omelia l’Arcivescovo, ci ha voluto consegnare alcuni messaggi: innanzitutto quello che la Festa fosse l’occasione per celebrare l’interessante unità, il legame dell’incontro di Gesù appena nato con la tradizione di Israele e con tutta l’umanità. Il cristianesimo è l’incontro con la Persona del Figlio di Dio fatto uomo: per una persona di speciale consacrazione, questa dimensione è decisiva. Si può dare la vita solo per una persona viva, come risposta a Qualcuno che ci ha dato già la Sua vita e questo non avviene solo una volta ma si poggia sul rinnovo quotidiano che rigenera la fedeltà alle promesse fatte in passato. La vita con il Signore diventa più bella, più capace di perdono perché quando c’è il Signore, la vita è un’altra cosa, risplende!

Altrimenti povertà, castità, obbedienza sono regole, lacci, qualcosa che coarta la libertà che, invece, può essere vissuta pienamente solo con Colui che è obbedienza, libertà, Amore, strada per la fecondità. La Presentazione di Gesù al Tempio è anche incontro tra generazioni, unità che può accadere solo se c’è una realtà che attrae. Simeone ed Anna riconoscono il compiersi della promessa di Dio perché Lo attendevano e Lo desideravano. Solo chi è proteso a riconoscerLo, può accogliere il Signore!

Che bello poter sorprendere anche in noi questi sentimenti di Simeone, poterci commuovere per questo incontro! Oppure con Anna che si mise a lodare Dio e ad annunciarLo a tutti.

Siccome Dio scrive diritto sulle nostre righe storte, sbagliando le Letture (abbiamo letto le prime due Letture della domenica ed il Vangelo della Presentazione), lo Spirito Santo ci ha fatto riflettere sul “manifesto” della Vita Consacrata: Dio, infatti, sceglie la nostra povertà e la nostra fragilità e, se pensassimo che è opera nostra, non poggeremmo sulla Sua Grazia.

Aiutaci sempre, o Padre, ad essere consapevoli della nostra pochezza e della Tua Grazia nelle nostre vite.

Grazie Signore!

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