LA VOCAZIONE ALLA VERGINITÁ CONSACRATA

TRA UMILTÁ E TESTIMONIANZA

Certa è questa parola: se moriamo con Lui, vivremo anche con Lui”: questo il tema del XVIII Incontro Nazionale dell’Ordo Virginum delle Diocesi che sono in Italia, tenutosi a Napoli presso la Casa S. Ignazio di Cappella Cangiani dal 25 al 28 Agosto con la partecipazione di circa centocinquanta vergini consacrate e consacrande, accompagnate dai Vescovi diocesani e dai sacerdoti delegati, per riflettere insieme a partire dalla propria esperienza personale.

Tre giorni intensi e significativi dal punto di vista umano, spirituale, formativo ed ecclesiale grazie alla calorosa accoglienza, alle interessanti relazioni e tavole rotonde, al confronto e dialogo nei gruppi di lavoro, alla partecipazione comunitaria alla S. Messa e alle paraliturgie sapientemente curate, ai gioiosi momenti di fraternità e alle visite guidate alla scoperta delle meraviglie artistiche e paesaggistiche di Napoli.

Già nelle prime comunità cristiane alcune donne seguirono l’invito di Gesù ad abbracciare la verginità per il Regno dei cieli, come dono di sé generoso e gratuito, divenendo segno escatologico della Chiesa Vergine, Sposa e Madre, sull’esempio di Maria “Regina Virginum” e alla scuola di Nazareth nella semplicità e “ordinarietà” di vita, lavoro, relazioni sociali. Oggi, “in una società talmente impoverita interiormente da non esserci più spazio per l’amore disinteressato”, le vergini consacrate sono ancora di più “segno di contraddizione”, offrendo “agli uomini del nostro tempo una testimonianza credibile di vita cristiana e ragioni concrete di speranza nel Dio vivente”, come ha incisivamente sottolineato nella sua omelia S. Eminenza il Cardinale Michele Giordano, Arcivescovo di Napoli. Infatti, le vergini consacrate possono incarnare “il volto vivo e concreto della Chiesa” anche negli ambienti più difficili e refrattari, e “se saranno quello che il Signore le ha chiamate ad essere contageranno il mondo con la predilezione di questo amore” (Card. Giordano).

Unite a Gesù in mistiche nozze celebrate solennemente e pubblicamente dal Vescovo diocesano, le vergini non pronunciano voti: in quanto spose sono “chiamate ad avere nel cuore i medesimi sentimenti di Cristo” e quindi a vivere un’esistenza “casta nella sponsalità tra Creatore e creatura, povera nella proiezione di tutto il proprio essere verso cieli nuovi e terra nuova, e donata alla Chiesa” attraverso uno speciale legame di figliolanza spirituale con il Vescovo, “per diventare trasparenza del volto luminoso del Signore” nel mondo (Card. Giordano).

Quando si ha la certezza che “lo Sposo verrà, ogni cosa si illumina di ciò e gli occhi sono sempre alla finestra e l’orecchio alla porta per udire i Suoi passi”, ha ricordato S.E.R. Mons. Filippo Iannone, Vescovo ausiliare di Napoli, commentando la splendida parabola delle dieci vergini. In questa prospettiva, “l’attesa non vuol dire rimanere paralizzati, ma pensare alla vita e riempirla di significato”, perchè Dio viene nella nostra vita non per eliminare la nostra umanità, ma per valorizzarla. Da qui un impegno ancora maggiore nel mondo per costruire una vera civiltà di pace, nonostante la stanchezza e le delusioni, in una vera e propria martyria (testimonianza).

La vergine consacrata vive la sua sponsalità e fecondità nella Chiesa, con la Chiesa e per la Chiesa, come ha efficacemente ricordato con la sua presenza e le sue parole, S.E.R. Mons. Paolo Romeo, Nunzio Apostolico in Italia, portando alle partecipanti i saluti e la benedizione del Santo Padre Benedetto XVI. “Siate nella Chiesa e nel mondo segno di comunione, riflesso della luce di Cristo. Che in ogni momento possa trasparire la sacralità del vostro vivere!”.

Anche la magistrale relazione di S.E.R. Mons. Vincenzo Pelvi, Vescovo ausiliare di Napoli, ha toccato il punto nodale dello speciale legame tra l’Ordo Virginum ed i Pastori della Chiesa, attraverso la riflessione sul “volto del Vescovo e della vergine consacrata” alla luce del rapporto “umiltà-martyria”. Il Vescovo è il “padre dell’anima”, è il volto della Chiesa e accoglie la verginità consacrata come un dono prezioso per l’intera diocesi.

Un momento della serata di festa alle falde del Vesuvio

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