TESTIMONI DEL RISORTO NELLA CITTÀ E NELLA CHIESA

Anche quest’anno il piccolo ma prezioso seme dell’Ordo Virginum, che lo Spirito Santo ha sparso nelle diocesi italiane, ha avuto il consueto momento di ristoro spirituale costituito dall’Incontro Nazionale, tenutosi a Collevalenza, presso il Santuario dell’Amore Misericordioso.

Caloroso è stato il benvenuto offerto dalla Chiesa Umbra, che, attraverso le parole dei suoi Pastori, ha affettuosamente accolto le 190 vergini consacrate e consacrande e i Vescovi e delegati diocesani intervenuti.

“L’Ordo Virginum è un dono per la Chiesa di oggi, per rendere visibile il Regno di Dio in mezzo a noi”: da ciò nasce l’invito, rivolto alle consacrate, a non “preoccuparsi di cosa fare: quello verrà dopo, secondo il carisma di ciascuna. Preoccupatevi di essere, di rendere visibili nel mondo i cieli nuovi e la terra nuova”.

Anche l’Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve, Mons. Giuseppe Chiaretti, ha esortato le partecipanti alla “santità feriale”, che consiste nel “fare straordinariamente bene l’ordinario”, in quanto la verginità consacrata nel mondo “non ha compiti operativi definiti se non la testimonianza chiara e coraggiosa del Vangelo in ogni ambiente”.

Dalla consapevolezza di questa “missione”, ed alla luce del Convegno ecclesiale tenutosi a Verona lo scorso anno, è scaturito il tema dei tre giorni di riflessione e confronto, di preghiera e fraternità, di lavori di gruppo e tavola rotonda: “La vergine consacrata testimone del Risorto nella città e nella Chiesa”.

Auditorium durante una delle Relazioni

Ad approfondire il tema della testimonianza nell’ambito della città è stato il prof. Luca Diotallevi, docente di Sociologia all’Università Roma Tre, che ha sviluppato l’argomento con gli occhi del credente e dell’osservatore di fenomeni sociologici e religiosi, giungendo alla conclusione dell’“universale vocazione alla santità e partecipazione alla tensione escatologica”, di cui la vergine consacrata è il segno visibile nel mondo.

Il Cardinale Ennio Antonelli, Arcivescovo di Firenze, ha ricordato la necessità di “vedere per far vedere”, perché “solo dall’esperienza intensa di Cristo, che si concretizza nell’unione sponsale nella castità, nell’intimità affettiva, nello stupore per la bellezza dello Sposo, nasce la forza di comunicazione ed attrazione per gli altri”.

E, durante l’intensa liturgia penitenziale, Mons. Giovanni Scanavino, Vescovo di Orvieto – Todi, ha esortato ad una “proposta evangelicamente chiara, gioiosa ed affascinante per trasformare la città dell’uomo nella città di Dio”. Delicato è il compito della vergine consacrata nel mondo: “la vostra presenza deve far alzare lo sguardo, richiamare alla realtà più vera verso la quale siamo incamminati. Vi siete donate completamente a Dio rimanendo nel mondo, senza segni distintivi e protettivi: la compassione che vi ha mosso a restare nella città deve diventare azione apostolica affinché tutti incontrino il Signore”.

Uno dei gruppi di studio e confronto

Sicuramente non è una strada facile, ma “in salita, che richiede lotta e combattimento, agonia tra fascino terreno e tensione escatologica, è la scalata della croce”, come ha sottolineato Mons. Vincenzo Pelvi, Ordinario Militare per l’Italia, il quale ha raccomandato: “non abbiate presunzioni, pretese, programmi: tutto è grazia!”. Il Signore dalle Sue spose non vuole tanto, vuole tutto: perciò è sempre in agguato il rischio di “riprendere lentamente ciò che si è donato completamente”.

Ai Vescovi e ai sacerdoti il compito di accogliere e custodire il seme dell’Ordo Virginum affinché porti frutti di vita eterna, come ha evidenziato Mons. Luigi Conti, Arcivescovo di Fermo, ricordando anche che “nella consacrazione, che non è altro se non una re-immersione battesimale, la vergine scopre di avere lo stesso grembo della Chiesa”.

Un momento della S. Messa presieduta da Mons. Fontana

Il Vescovo di Spoleto, Mons. Riccardo Fontana, al quale è stata affidata l’omelia della S. Messa domenicale che ha concluso il Convegno, ha lasciato alle partecipanti interessanti spunti su cui meditare durante il viaggio di ritorno alle proprie diocesi.

“Il vostro riferimento sia il Crocifisso. Se il Figlio di Dio è stato trattato così, se la strada della redenzione passa attraverso la croce… perché ci lamentiamo se il mondo non ci comprende, se non ci applaude? Quando inizia una strada nuova il dolore e la fatica non mancano mai. Ma questa è la strada di Cristo: non ne esiste una migliore! Le sofferenze e tribolazioni personali vissute in Cristo diventano medicina del mondo. Il Signore vi chiama ad essere missionarie nelle vostre Chiese per dire che della Sua salvezza ce n’è per tutti! E in questo tempo tocca a voi!”.

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