DALL’EUCARISTIA AL QUOTIDIANO

CON MARIA DONNA DEL GRANDE SÍ

“Un corpo invece mi hai preparato” (Eb 10,5) è il versetto della Lettera agli Ebrei che ha accompagnato le centosessanta vergini consacrate partecipanti all’Incontro Nazionale dell’Ordo Virginum delle diocesi che sono in Italia. Un tema importante e delicato che mette a nudo la mentalità spiritualistica odierna, pronta a relegare il cristianesimo all’oretta della Messa domenicale ed a considerare la fede una questione intima, priva di qualsiasi attinenza con le scelte della vita quotidiana.

Come si concilia questa fede “astratta” con la concretezza di un Dio che si è incarnato nel grembo di Maria di Nazaret, in un determinato tempo, luogo, contesto politico-sociale, e ci ha lasciato Se stesso in un pezzo di pane da vedere, toccare e mangiare?

Una vera e propria provocazione duemila anni fa come oggi, che ancora stentiamo a passare “dall’Eucaristia al quotidiano” ed a seguire l’esempio di Maria, “donna del grande sì”, per lasciarci coinvolgere da un Dio che non ha avuto paura di farsi “come noi per farci come Lui”.

Un approfondimento sulla “concretezza” della fede è ovviamente imprescindibile per le vergini consacrate, che hanno scelto Cristo come Sposo da seguire per le strade del mondo, nella quotidianità di una vita “normale”, intessuta di lavoro, di rapporti familiari e sociali, di amorevole cura per la “casa di Dio” che è la Chiesa, senza un compito specifico, senza abito religioso o segni distintivi e protettivi, senza il sostegno di un Istituto, “testimoni visibili di un Amore invisibile”, come le ha definite S.E. Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, Arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, nella S. Messa che ha introdotto l’Incontro.

Significativa anche la sede scelta per questo prezioso tempo di formazione e fraternità: San Giovanni Rotondo, luogo dove San Pio da Pietrelcina ha per lunghi anni vissuto, amato e sofferto per Cristo. “Questo è un luogo che fa avvertire la nostalgia della santità”, ha sottolineato Mons. D’Ambrosio, “una santità che deve farsi strada nel groviglio delle passioni ed incertezze umane…perché c’è una sola tristezza al mondo, quella di non essere santi”.

Calorosa è stata l’accoglienza della Chiesa pugliese all’Ordo Virginum ed impegnativo l’augurio: “Che il vostro passaggio qui possa essere segno di fecondità per la nostra Chiesa” (Mons. D’Ambrosio).

Nel Santuario dedicato a S. Pio, S.E. Mons. Domenico Cornacchia, Vescovo di Lucera-Troia, ha invitato le vergini ad essere nel mondo “come l’anima nel corpo”, “ostensorio grazie a cui Gesù si rende visibile oggi”. La verginità è un “tabù” per il mondo di oggi, che è bombardato da una sessualità esasperata e distorta, perciò “voi siete al limite dell’incomprensibile”, ha affermato S.E. Mons. Cosmo Francesco Ruppi, Arcivescovo Metropolita di Lecce, “chi può capire, capisca” (Mt 19,11). La consacrazione verginale nel mondo “come tutte le cose vecchie sembra superata, come tutte le cose nuove fa fatica a farsi strada, ma dobbiamo ringraziare Dio perché la vostra consacrazione è totale e vitale e ci sono dei luoghi dove la vostra presenza può diventare veramente feconda perché siete la proiezione della maternità della Chiesa e lo siete ancora di più perché siete nel mondo” (Mons. Ruppi).

Santuario di San Pio

Anche Padre Antonio Belpiede, Vice-rappresentante Legale dell’Ordine dei Cappuccini, ha sottolineato l’importanza dell’ “incarnazione” nel contesto sociale e culturale: “I cristiani devono portare Cristo nella storia attraverso opere concrete di giustizia”. Numerosi sono stati gli spunti di riflessione scaturiti dalle relazioni di S.E. Mons. Vincenzo Pelvi, Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia, e Mons. Domenico Dal Molin, Direttore del Centro Nazionale Vocazioni, sul tema “L’Eucaristia per una fragilità riconciliata ed un’affettività matura”. “Con Cristo anche le fragilità diventano risorse e strumento di santità”, ha evidenziato Mons. Pelvi, perciò “siamo chiamati a guardare in faccia fragilità e limiti, a non dimenticare la dimensione dell’affanno quotidiano ed a considerare la vita affettiva come luogo privilegiato delle relazioni umane. La verginità è seguire Cristo, non è una rinuncia, è un’offerta gioiosa, un sacerdozio di castità, è vita pasquale.” (Mons. Pelvi).

“L’Eucaristia è il bacio di Dio alla nostra vita” è la splendida immagine presentata da Mons. Dal Molin, “un rapporto affettuoso con il nostro Dio, che è il Dio della tenerezza”. Infine, della Congregazione di Gesù Buon Pastore, Docente di Sacra Scrittura presso la Pontificia Università Gregoriana, si è soffermata su Maria, colei che “ha dato corpo alla Parola”, “donna feriale e festiva”. Ripercorrendo alcune pagine del Vangelo, suor Elena ha richiamato l’attenzione sul “sì” della Vergine, che “realizza al femminile la figura del servo di Jahvè” e si manifesta nello stupore della contemplazione fino ad esplodere nel Magnificat che “non è il canto della luce piena, ma il canto della fede, un’anticipazione della Pasqua”, che dà significato anche all’“esproprio totale” del Venerdì Santo.

Un momento della conferenza di suor Elena Bosetti

Sono stati proposti anche due interessanti laboratori di confronto: uno dedicato all’“affettività” e coordinato dalla dott.ssa Paola Pellicanò del Centro Studi per la Regolazione Naturale della Fertilità presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e consacrata nell’Ordo Virginum; l’altro sulla “fragilità”, guidato da suor Riccarda Lazzari, Ministra degli Infermi di San Camillo e docente di Teologia presso l’Istituto “Camillianum”.

“Il primo talento che ci viene consegnato è quello della nostra umanità” e, pertanto, non bisogna dimenticare che “la persona è spirito incarnato e che il corpo è sacramento della persona e dono ricevuto, strumento di santificazione. In un’epoca storica caratterizzata dal disprezzo per il valore della persona, della vita, della sessualità nella pienezza del suo significato, la missione della verginità consacrata consiste proprio nella testimonianza della bellezza dell’amore umano vissuto nella castità, che è il sigillo impresso dalla carità.” (Paola Pellicanò). Suor Riccarda ha, invece, individuato le fragilità che possono diventare insidiose nella vita della vergine consacrata: dalla “solitudine che può rendere tristi ed insoddisfatti perché rivela il vuoto di una vocazione non corrisposta” all’eccessiva dipendenza dalla famiglia che può comportare la fuga dalle responsabilità; dalla malattia che può tradursi in un momento di crisi o in una “grande opportunità di crescita umana e spirituale” alla tentazione del protagonismo “di cui si soffre quando non si annuncia un Altro ma noi stessi”.

Significativa è stata a Monte S. Angelo, nel Santuario dedicato all’Arcangelo S. Michele, la celebrazione ecumenica alla quale sono intervenute Anna Maria Calzolaro, Teologa delle Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe, e Virginia Mariani, Segretaria della Federazione Donne Evangeliche in Italia, per pregare insieme per l’unità dei cristiani “per poterci incontrare tutti in Dio”.

L’Incontro Nazionale è stato anche allietato da serate di festa, in cui ciascuna ha gioiosamente messo a disposizione i propri “talenti” nel canto, nella realizzazione di presentazioni in power point e di simpatiche scenette-clown, sperimentando la fraternità e spontaneità che connotavano le prime comunità cristiane, di cui si diceva con meraviglia: “vedi come si amano!” (Tertulliano, Apologeticum 39,7).


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