LA PROFEZIA DELLA FEDELTÁ

A Loreto, presso la Basilica della Santa Casa del sì di Maria, lì dove la divinità si è “impastata” con l’umanità, si è tenuto l’Incontro Nazionale dell’Ordo Virginum delle diocesi italiane, al quale hanno partecipato circa 200 donne che vivono la propria vocazione battesimale alla luce della sponsalità con Cristo, trasfigurando la quotidianità di una vita normale, intessuta di lavoro, casa, relazioni amicali e sociali, impegni civili ed ecclesiali.

Il tutto senza obbligo di vita comunitaria (che può, comunque, essere liberamente scelta), senza segni distintivi (salvo la fede nuziale ricevuta dalle mani del Vescovo durante il rito di consacrazione), sostenendosi con il proprio lavoro, condividendo le gioie e le sofferenze dell’intera umanità, perché “essere consacrate non vuol dire rifugiarsi in un mondo parallelo o stare come statuine con le mani giunte, ma significa marciare e lottare nella fede, come la Vergine, perché la vocazione è esplosione di vita!”, come ha ben evidenziato padre Marzio Calletti, Rettore della Santa Casa, durante la celebrazione liturgica che ha dato inizio all’Incontro.

Bella “provocazione” in una società per la quali essere cristiani (e ancor più essere consacrati) equivale ad una deminutio di umanità! E quest’anno ricorre anche un anniversario “speciale”, ben 40 anni dalla promulgazione del rito di consacrazione delle vergini, antico e prezioso tesoro della liturgia cristiana dei primi secoli, che, “riscoperto” dal Concilio Vaticano II dopo secoli di oblio, dal 31 maggio 1970 sta donando alla Chiesa una “primavera” di vocazioni: 446 consacrate in 108 diocesi italiane e circa 4.500 consacrazioni in tutto il mondo! E 40 anni… “è un tempo biblico, da rileggere in chiave deuteronomica, come cammino verso la terra promessa”, ha ricordato Mons. Luigi Conti, Vescovo di Fermo, in occasione della celebrazione eucaristica da lui presieduta.

Anche il tema scelto per l’Incontro è stato particolarmente significativo: “AmoreUna "veduta" della Basilica e fedeltà precedono il tuo volto (Sal 88,15). La profezia della fedeltà”…perché la verginità consacrata “è una profezia vivente, necessaria alla Chiesa e al mondo”, come ha sottolineato nella sua relazione la prof.ssa Serena Noceti, docente di Teologia Sistematica alla Facoltà Teologica dell’Italia centrale. “La verginità consacrata rispecchia la dimensione della vigilanza nel frattempo della storia, che si gioca tra il già e il non ancora, è la voce che grida: ‘ecco lo Sposo: andiamogli incontro!’ (Mt 25,6)”, incarnata nella “fedeltà a Dio e alla terra”.

Fedeli alla Parola rivolta da Dio fin dal giorno del Battesimo e che nel tempo ha preso la forma di una chiamata a vivere la vocazione cristiana nella forma particolare della consacrazione verginale; fedeli come donne alla propria storia; fedeli a una Chiesa che ha trasmesso la fede e con la quale si condivide la missione pastorale; fedeli a un mondo che grida ancora più forte “vogliamo vedere Gesù” (Gv 12, 21): fedeli, e per questo profetiche, le donne dell’Ordo Virginum sono “portatrici della presenza silenziosa e nascosta di Dio in cammino sulle strade degli uomini” (Mons. Giancarlo Vecerrica, Vescovo di Fabriano-Matelica).

Un momento dei lavori

“Oggi che assistiamo all’incapacità non solo di guardare in verticale, cioè in alto, verso Dio, ma anche in orizzontale, verso i fratelli, e sperimentiamo la drammatica difficoltà delle relazioni umane, è urgente la necessità di risposte vere, testimoniate con la vita” (Mons. Gervasio Gestori, Vescovo di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto): “questo è il segno profetico della vostra consacrazione: gli altri vi osservano e meditano nel loro cuore”, come ha rilevato Mons. Claudio Giuliodori, Vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia. Perciò Mons. Giovanni Tonucci, Arcivescovo Prelato di Loreto, ha accoratamente invitato le vergini consacrate ad ispirarsi a grandi ideali, perché “Dio vuole tutto e dona tutto”, non si accontenta del “minimo indispensabile”, ma desidera la bellezza vera, integrale, che sa “coniugare la purezza della verginità con la carità della maternità, sull’esempio di Maria”. “La vostra scelta è una pazzia: senza tutele, senza garanzie, avete lasciato tutto perché siete attratte dal Suo irresistibile fascino! Il mondo ha diritto di vedere nella vostra testimonianza l’amore infuocato di Gesù” (Mons. Armando Trasarti, Vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola).

Una delle molteplici conferenze

E per le nostre Chiese, che talvolta possono apparire timide ed ingessate, “la vostra esperienza intima ed affettuosa con Cristo è un vero dono” (Mons. Silvano Montevecchi, Vescovo di Ascoli Piceno), la cui “sorgente è l’Eucaristia”, come ha ricordato Mons. Edoardo Menichelli, Vescovo di Ancona-Osimo, diocesi in cui, a settembre 2011, si terrà il Congresso Eucaristico Nazionale.

Per rispondere con fedeltà ad una vocazione così impegnativa e controcorrente, “primordiale eppure attuale, completamente immersa ed esposta nel mondo e nella Chiesa locale, nella sintesi tra la normalità assoluta di vita e la femminilità verginale”, è indispensabile una grande maturità umana e spirituale. Per questo motivo padre Amedeo Cencini, canossiano, noto esperto nel campo della formazione, nella sua relazione su “Formazione: lettura sapienziale e prospettive future”, ha delineato le tappe fondamentali di un vero percorso formativo, culminante nella piena conformazione ai sentimenti di Gesù.

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