ORDO VIRGINUM CUSTODE DELLA SPERANZA

“Siete l’espressione di una grande vitalità della Chiesa che è in Italia”: con queste parole Mons. Oscar Cantoni, Vescovo di Crema e membro della Commissione CEI per il Clero e la Vita Consacrata, ha salutato le vergini consacrate giunte da ogni parte d’Italia presso il Seminario Vescovile di Bergamo per l’Incontro Nazionale, prezioso appuntamento annuale per l’approfondimento di questa vocazione che affonda le sue radici alle origini del cristianesimo e sta vivendo ora un tempo di rigogliosa fioritura: ben 450 consacrazioni in 109 diocesi italiane in soli 40 anni, visto che l’antico rito della consecratio virginum è stato ripristinato il 31 maggio 1970, grazie ad una felice intuizione del Concilio Vaticano II (Sacrosanctum Concilium n. 80).

In ogni cosa rendete grazie (1Ts 5,18): Ordo Virginum custode della speranza” è stato il tema che ha guidato i giorni (dal 27 al 30 agosto u.s.) di preghiera e condivisione, di riflessione e confronto. E, nell’ epoca permeata dalla dilagante “mentalità della pretesa”, come ha efficacemente sottolineato Mons. Diego Coletti, Vescovo di Como, è particolarmente significativo il leitmotiv scelto, ancorato al binomio “gratitudine – speranza”, frutto della “scoperta sorprendente dell’amore preveniente di Dio e dello stupore per la bellezza della grazia presente nella Chiesa”. Anche il beato Giovanni Paolo II, nell’enciclica Vita Consecrata, scriveva che “è motivo di gioia e di speranza vedere che torna oggi a fiorire l’antico Ordine delle Vergini”. “Perché?”, potremmo chiederci, “Quid prodest? A cosa giova?”.

Infatti, “la scelta della verginità consacrata per molti non è solo inconcepibile, ma disumana, socialmente inaccettabile”, ha evidenziato Mons. Francesco Beschi, Vescovo di Bergamo, “Allo stesso tempo è dono e provocazione”. Anche il Santo Padre Benedetto XVI, in occasione dell’Incontro Internazionale avvenuto a Roma nel 2008, ha definito la verginità consacrata nel mondo “un carisma tanto luminoso e fecondo agli occhi della fede, quanto oscuro e inutile agli occhi del mondo”. E, allora, chi sono e cosa fanno queste donne che, seguendo l’invito evangelico alla verginità per il Regno dei Cieli (cfr. Mt 19,12), vengono unite in mistiche nozze a Cristo, Sposo della Chiesa, con solenne e pubblica celebrazione presieduta dal Vescovo diocesano?

L'arrivo

Basta guardarle per comprendere che si tratta di una realtà variegata, difficilmente “etichettabile”: apparentemente la loro vita è assolutamente “normale” e diversissima l’una dall’altra, a seconda del contesto sociale, professionale ed ecclesiale di ciascuna, senza alcun particolare segno esteriore che le distingua da qualunque altro membro del popolo di Dio, salvo l’anello ricevuto dalle mani del Vescovo e “segno della totale appartenenza ad un Altro”, come ha delicatamente messo in risalto nel suo intervento la biblista Caterina Ostinelli. Si tratta di cammini di vita personali, immersi nel respiro della diocesi ed inseriti nella trama di un ordo, inteso come categoria di persone che hanno fatto la stessa scelta di Cristo “al di sopra di tutto” (dalla preghiera di consacrazione) restando nel mondo e abbracciando “la dedizione apostolica come amore al quotidiano, la predilezione del feriale come luogo della profondità dell’incontro con l’Amato” (dalla relazione tenuta da Mons. Antonio Donghi, docente di Liturgia e consultore della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti).

Caratterizzate dallo stile dell’“essere” più che del “fare”, non svolgono nella Chiesa un servizio specifico, ma, nella dimensione della sponsalità, si prendono cura di tutto ciò che sta a cuore allo Sposo, investendo con generosità e creatività i talenti e carismi personali, incarnando con libertà e responsabilità la “regola dell’Amore… che non ha regole, perché se Cristo è al primo posto, ogni cosa ha il giusto posto” (dalla relazione di Mons. Giancarlo Maria Bregantini in occasione dell’Incontro Nazionale 2004).

I Vespri di apertura

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Donne consacrate sulle strade del mondo (Marianna Russo, Avvenire, 24 agosto 2011, pag. 23)

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